La storia di un nome

Coro CAI Valle Imagna “Amici della Combricola” è davvero un nome lunghissimo. Tanto che spesso chi lo pronuncia lo sbaglia, lo mozza, lo balbetta, e quant’altro. Ma lungo è e lungo rimane, e c’è un perchè.

Quando noi si va in giro si incontra un sacco di cori, e tutti con alle spalle anni e anni di gavetta.

Noi appena 10 anni. Siam dei giovincelli sbarbati. Ma in realtà, le cose non stanno proprio così. O meglio, van dati dovuti chiarimenti e va fatto onore alla storia.

Così, in occasione dei nostri 10 anni, eccovi un sunto di come gli ultimi 10 anni sono solo la punta dell’iceberg…

 

La Combricola

Estate del ‘69. Un gruppo di amici è solito trovarsi all’Albergo Moderno di Mazzoleni gestito dalle sorelle Frosio.

Sono Nando, Sergio, Carlo, Pino e Nino.

Tra una partita e l’altra di scopa liscia intonano qualche canzone. E la gente li ascolta volentieri.

In autunno le sorelle Frosio se ne vanno a gestire il bar Regina, poche centinaia di metri dopo, sempre lungo il Viale alle Fonti. Gli amici le seguono. Il Regina e successivamente Ca’ Bertòla diventeranno i punti di ritrovo fissi della compagnia.

Nell’estate del ‘71 s’aggregano anche Zefirino e Gianni. Ci si prende gusto a cantare e si decide che il sabato sera si va in giro per trattorie a diffondere il suono e a chetar l’appetito.


Una sera sconfinarono in quel di Bergamo. Al Roccolino. Non era clientela da cantine quella. Comunque, dopo aver cenato, il portavoce del gruppo Nino chiese al titolare il permesso di cantare alcune canzoni. Il proprietario acconsentì purchè si tenesse un volume basso, per non disturbare la clientela. Alla seconda canzone, nella sala ci fu un religioso silenzio, rotto sul finale da un grande applauso. Proseguirono allora le libagioni tra canti degli alpini, di guerra e popolari, fino a tarda notte, tra bottiglie di vino, dolci e fette di torta offerte dai clienti.

Il gestore era felicissimo. E il gruppetto di valdimagnini si vide offerta la cena.


Nel ‘77 si decise di oltrepassare i confini natìi e di andar a mangiar pizzoccheri fino a Morbegno. Fu la prima di una lunga serie di scorribande che ebbero poi come principale polo d’attrazione gli splendidi scenari delle Dolomiti. Ovunque andavano, gli amici valdimagnini non mancavano di bearsi dei magnifici luoghi, di onorare la cucina locale, ma soprattutto di affascinare l’anima di chi incontravano con il loro suono e la loro simpatia.

Le carte, appunti vari per il percorso, il blocco note dove venivano registrate le varie spese, erano contenuti in una cartelletta rossa con apposta un’etichetta che recava scritto «La Combricola». A partire da allora, con quella “doppia c” mancata, dettata dallo sbrigativo incedere del dialetto, quel nome sarà un tutt’uno con la storia del gruppo.

 

Gli Amici della Combricola

L’amicizia che lega i componenti della Combricola va sempre più consolidandosi e allargandosi, condita da ingredienti fondamentali quali il canto estemporaneo, la montagna, il desco e imprese varie.

Finchè giunge il 1999.

Il Club Alpino Italiano, sottosezione Valle Imagna, celebra in quell’anno i 20 anni dalla fondazione.

Il consigliere del CAI Giancamillo Frosio Roncalli e il presidente Giandomenico Frosio, amici stretti dei “combricoli”, propongono al gruppo di metter su un concerto, come quelli veri. I nostri al momento si schermiscono, “ma se, ma no, ma”, “e ‘nsè mìa ü còro” e via dicendo; ma raccolgono la sfida, e organizzano al campo sportivo di Mazzoleni quello che sarà il primo di molti. Per l’occasione, il manipolo conta ormai una dozzina di elementi.

In tutto ciò, serve organizzazione, e almeno uno che sappia un pochino di musica e che dia una direzione musicale alla cosa. Ci si rivolge allora ad un imberbe Filippo Manini, tùs dol Sergio e niùt dol Nando, che un po’ di musica la praticava.

 

Dopo l’estate del ‘99, il gruppo è ormai lanciato e si fa conoscere come Coro degli “Amici della Combricola” (anche se il termine coro rimane visto con sospetto, quasi possa intaccare la spontanea e libera passione originaria).

Le prove diventano regolari; come sede il Francesco “Biscio” Roncalli mette a disposizione la sua splendida antica casa in quel di Cà Lòz e cominciano a spuntare inviti e appuntamenti, quasi tutti per lo più in terra d’Imagna.

Si pensa alla prima divisa, che consiste in una camicia azzurrino/carta da zucchero (modello autista autobus) con spilla appositamente fatta stampare da Zefirino Belotti. Sulla spilla campeggia la scritta “Amici della Combricola” che ingloba il caratteristico ingresso alle Fonti di Sant’Omobono; sullo sfondo, l’immancabile “Seràda”, propaggine meridionale del Resegone, simbolo indiscutibile della terra d’Imagna.

I primi concerti sono caratterizzati da molti canti proposti senza previa armonizzazione; le voci vengono improvvisate e il maestro si occupa solo di qualche cura dinamica e regolazione d’attacco e di chiusa.

Arrivano quindi le prime armonizzazioni (un Signore delle Cime e una Leggenda della Grigna “tirate giù a orecchio” da un nastro magnetico) e inoltre canti originali, frutto della feconda mente poetica di Francesco “Biscio” Roncalli.

 

Il Coro CAI Valle Imagna “Amici della Combricola”

Giunge poi il 2006, quando gli Amici della Combricola si guardano e pensano al futuro. È il momento di definire per bene quel termine, “Coro”, mai del tutto ben digerito. Un termine impegnativo, che chiede responsabilità, perché la musica è su tutto bellezza, ma anche rispetto, responsabilità, umile esercizio e dedizione.

La storia ci chiedeva un salto di maturità, di organizzazione e d’impegno; perchè non si atrofizzasse, occorreva render feconda quell’amicizia che da sempre cementava la Combricola, e accogliere nuova gente che avesse voglia di cantare.

Come nel ‘99, fu ancora il CAI, nella figura di Giancamillo diventato poi presidente, ha spronarci a crescere; con loro potevamo condividere gli ideali e lo spirito della gente di montagna, promuovendoli con il nostro suono.

E fu così che il CAI prese a braccetto la Combricola e noi si iniziò a scorrazzare insieme.

I concerti moltiplicarono, moltiplicarono i cantori, si fece un disco, si….. ma questa è storia recente, ch’è un po’ più nota.

 

Ecco allora spiegato il nostro nome lunghissimo, che contiene tutta la nostra storia: la goliardica Combricola delle origini, gli amici che l’hanno allargata e fatta crescere, e il CAI Valle Imagna che ci ha dato i binari su cui correre cantando.

Capita, a volte, che qualcuno sintetizzi il nostro nome in “Coro CAI”, altri in “Coro Valle Imagna”, qualcuno addirittura ci chiama “Coro degli alpini” (??) (non lo siamo, ma agli alpini siamo profondamente legati).

Va tutto bene, per carità.

Ma alla fin fine, se proprio il nome non volete dirlo tutto, sappiate che quello che ci calza meglio è, in assoluto, “La Combricola” .